Reporting di sostenibilità: cos’è e come funziona

Il reporting di sostenibilità è diventato un tema centrale per le imprese europee, complice l’evoluzione normativa degli ultimi anni. In questa guida scoprirai cos’è il reporting di sostenibilità, come funziona nella pratica e quali aziende sono coinvolte secondo le ultime novità normative.

Cos’è il reporting di sostenibilità

Il reporting di sostenibilità è il processo attraverso cui un’impresa raccoglie, organizza e comunica le informazioni relative al proprio impatto ambientale, sociale e di governance, accanto ai tradizionali dati economico-finanziari.

L’obiettivo è offrire a investitori, banche, clienti e altri stakeholder una visione completa dell’azienda, che non si limiti ai risultati economici ma includa anche:

• l’impatto ambientale delle attività svolte;
• la gestione delle risorse umane e dei rapporti con i lavoratori;
• le politiche di governance e di gestione dei rischi;
• il coinvolgimento della catena di fornitura.

In Italia e in Europa, il reporting di sostenibilità è regolato dalla direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), che negli ultimi mesi ha subito importanti modifiche.

Come funziona il reporting di sostenibilità

Il funzionamento del reporting di sostenibilità si basa su un processo strutturato che coinvolge diverse fasi dell’organizzazione aziendale.

I passaggi principali sono:

• l’analisi di materialità, attraverso cui l’impresa individua i temi di sostenibilità rilevanti per la propria attività;
• la raccolta dei dati ambientali, sociali e di governance, coordinata tra le diverse funzioni aziendali;
• la redazione del report secondo gli standard di riferimento;
• la verifica delle informazioni da parte di un revisore o di una società di revisione;
• la pubblicazione del report, generalmente all’interno della relazione sulla gestione.

Un elemento centrale del processo è il principio della doppia materialità: le imprese devono descrivere sia come i fattori di sostenibilità influenzano la loro attività, sia quale impatto la loro attività produce sull’ambiente e sulla società.

Chi è obbligato al reporting di sostenibilità

Il perimetro delle imprese obbligate al reporting di sostenibilità è stato recentemente ridefinito attraverso il pacchetto di semplificazione Omnibus, che ha modificato in modo significativo la normativa CSRD.

Con le nuove regole, l’obbligo di redigere il report di sostenibilità riguarda principalmente le imprese che superano congiuntamente due soglie:

• più di 1.000 dipendenti;
• oltre 450 milioni di euro di ricavi netti.

Questo ha ridotto in modo considerevole il numero di aziende direttamente obbligate rispetto all’impostazione iniziale della direttiva. Restano coinvolte anche le imprese che avevano già pubblicato un primo report secondo le regole precedenti, mentre molte PMI sono uscite dal perimetro degli obblighi diretti.

Il reporting di sostenibilità riguarda anche le PMI?

Anche se le piccole e medie imprese non rientrano più, nella maggior parte dei casi, tra i soggetti direttamente obbligati, il reporting di sostenibilità continua a riguardarle indirettamente in modo significativo.

Questo accade perché:

• le grandi imprese obbligate richiedono dati ESG ai propri fornitori per completare la propria rendicontazione;
• banche e istituti finanziari utilizzano sempre più spesso informazioni di sostenibilità per valutare l’affidabilità delle imprese;
• molti bandi di finanza agevolata premiano i progetti con una componente di sostenibilità documentata.

Per tutelare le PMI da richieste informative sproporzionate, la normativa ha introdotto la figura dell’impresa protetta, che ha il diritto di rispondere alle richieste dei grandi gruppi secondo un set di informazioni limitato, basato su uno standard volontario semplificato pensato appositamente per le realtà di minori dimensioni.

Perché conviene occuparsi di reporting di sostenibilità anche se non obbligatorio

Anche per le imprese non soggette agli obblighi diretti, avviare un percorso di reporting di sostenibilità rappresenta un’opportunità strategica più che un costo.

Tra i principali vantaggi:

• maggiore facilità di accesso al credito e alla finanza agevolata;
• rafforzamento della posizione all’interno delle filiere produttive;
• miglioramento della reputazione verso clienti e partner commerciali;
• maggiore preparazione in vista di futuri ampliamenti del perimetro normativo.

Le imprese che iniziano oggi a strutturare un processo di raccolta e comunicazione dei dati di sostenibilità si trovano in una posizione di vantaggio competitivo rispetto a chi affronterà il tema solo quando diventerà obbligatorio.

Il reporting di sostenibilità è oggi un processo strutturato che coinvolge in modo diretto le grandi imprese e, indirettamente, anche le PMI inserite nelle loro filiere. Comprendere come funziona e quali sono gli obblighi attuali consente alle aziende di prepararsi per tempo, trasformando un adempimento normativo in un’opportunità di crescita.

Affidarsi a una consulenza specializzata permette di affrontare con sicurezza un quadro normativo in continua evoluzione, individuando l’approccio più adatto alle caratteristiche della propria impresa.