Bilanci di sostenibilità: guida completa e normativa

I bilanci di sostenibilità sono oggi al centro di un quadro normativo europeo in rapida evoluzione. In questa guida scoprirai cosa sono, quali standard regolano la loro redazione, chi è obbligato a redigerli e cosa è cambiato con le ultime modifiche alla normativa CSRD.

Cosa sono i bilanci di sostenibilità

I bilanci di sostenibilità, detti anche report ESG o rapporti di sostenibilità, sono documenti aziendali che misurano e comunicano le performance di un’impresa sotto il profilo ambientale, sociale e di governance, accanto ai tradizionali dati economico-finanziari.

A differenza del bilancio d’esercizio, che fotografa la situazione patrimoniale e reddituale dell’azienda, i bilanci di sostenibilità descrivono:

• l’impatto ambientale delle attività produttive (emissioni, consumo energetico, gestione dei rifiuti);
• le politiche sociali (condizioni di lavoro, sicurezza, diversità e inclusione);
• la governance aziendale (strutture di controllo, gestione dei rischi, trasparenza);
• il coinvolgimento della catena di fornitura su temi ESG.

La loro rilevanza è cresciuta significativamente negli ultimi anni, spinta dall’evoluzione normativa europea e dalla crescente attenzione di investitori, banche e clienti verso la sostenibilità delle imprese.

Il quadro normativo: dalla CSRD all’Omnibus

Il principale riferimento normativo per i bilanci di sostenibilità in Europa è la direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), entrata in vigore nel gennaio 2023 e recepita in Italia con il D.Lgs. 125/2024.

La CSRD ha introdotto obblighi strutturati di rendicontazione ESG per un ampio numero di imprese europee, imponendo l’adozione di standard comuni, la verifica esterna dei dati e la pubblicazione del bilancio all’interno della relazione sulla gestione aziendale.

Nel 2026, con la pubblicazione della Direttiva (UE) 2026/470 — parte del pacchetto di semplificazione Omnibus — il quadro normativo è stato significativamente ridefinito:

• le soglie di obbligo sono state innalzate a oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi;
• molte PMI e grandi imprese di dimensioni medie sono uscite dal perimetro degli obblighi diretti;
• gli standard ESRS sono stati semplificati, con una riduzione stimata di circa il 60% dei datapoint obbligatori;
• è stata introdotta la figura dell’impresa protetta, che tutela le PMI da richieste informative eccessive da parte dei grandi gruppi.

Gli Stati membri, compresa l’Italia, dovranno recepire queste modifiche entro il 19 marzo 2027.

Gli standard per redigere i bilanci di sostenibilità

Non esiste un unico modello per la redazione dei bilanci di sostenibilità. In base alla dimensione dell’impresa e agli obblighi cui è soggetta, si fa riferimento a standard diversi.

ESRS — European Sustainability Reporting Standards

Sono gli standard obbligatori per le imprese soggette alla CSRD. Elaborati dall’EFRAG su incarico della Commissione Europea, coprono temi ambientali (E1–E5), sociali (S1–S4) e di governance (G1). Introducono il principio della doppia materialità: l’impresa deve rendicontare sia l’impatto delle attività sull’esterno sia i rischi e le opportunità che i fattori ESG generano per l’impresa stessa.

GRI — Global Reporting Initiative

È lo standard volontario più diffuso a livello internazionale. Particolarmente adatto alle imprese che vogliono avvicinarsi alla rendicontazione ESG in modo graduale, senza essere soggette agli obblighi CSRD. Copre un’ampia gamma di temi ambientali, sociali e di governance attraverso standard generali e tematici.

VSME — Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs

È lo standard volontario pensato specificamente per le piccole e medie imprese, sviluppato dall’EFRAG. Si articola in un modulo base con metriche ESG essenziali e un modulo più completo per rispondere alle richieste di banche, investitori e partner di filiera. Le imprese che adottano il VSME non sono soggette all’obbligo di assurance esterna.

Chi è obbligato a redigere i bilanci di sostenibilità

Dopo le modifiche introdotte dall’Omnibus, il perimetro degli obblighi diretti si è significativamente ridotto.

Sono soggette all’obbligo di bilancio di sostenibilità le imprese che superano congiuntamente entrambe le soglie:

• più di 1.000 dipendenti;
• oltre 450 milioni di euro di ricavi netti.

Le imprese già obbligate dalla prima fase della CSRD (grandi imprese quotate con più di 500 dipendenti) continuano a essere soggette agli obblighi per gli esercizi 2025 e 2026. Dal 2027 si applica il nuovo perimetro ristretto, con pubblicazione del primo bilancio secondo le nuove regole nel 2028.

Le PMI e le imprese al di sotto delle nuove soglie non hanno obblighi diretti, ma possono continuare a ricevere richieste di dati ESG da parte di clienti, banche e partner commerciali.

Perché redigere un bilancio di sostenibilità anche senza obbligo

L’uscita dal perimetro obbligatorio non significa che il tema dei bilanci di sostenibilità sia irrilevante per le PMI. Al contrario, la domanda di dati ESG da parte del mercato continua a crescere.

Le imprese che strutturano volontariamente un bilancio di sostenibilità ottengono vantaggi concreti:

• maggiore facilità di accesso al credito bancario, che integra sempre più criteri ESG nelle valutazioni di merito creditizio;
• accesso privilegiato a bandi e incentivi pubblici con requisiti di sostenibilità;
• posizionamento competitivo più solido nelle filiere di grandi gruppi;
• rafforzamento della reputazione verso clienti, partner e investitori;
• preparazione anticipata rispetto a futuri ampliamenti degli obblighi normativi.

Adottare uno standard semplificato come il VSME consente di rispondere a queste esigenze senza dover sostenere i costi e la complessità previsti per le imprese soggette alla CSRD.

I bilanci di sostenibilità stanno diventando uno strumento strategico per tutte le imprese, indipendentemente dall’obbligo normativo. Il quadro regolatorio europeo si è evoluto rapidamente nel 2026, riducendo il perimetro degli obblighi ma confermando la centralità dei dati ESG nelle decisioni di banche, investitori e grandi clienti.

Conoscere gli standard disponibili, capire a quale categoria appartiene la propria impresa e strutturare un percorso di rendicontazione proporzionato alle proprie dimensioni sono i primi passi per trasformare la sostenibilità in un reale vantaggio competitivo.