Indici Crisi d’Impresa: cosa sono e come calcolarli

Gli indici della crisi d’impresa sono strumenti quantitativi che permettono di misurare la solidità economico-finanziaria di un’azienda e di individuare in anticipo i segnali di difficoltà. In questa guida scoprirai cosa sono, come si calcolano e quali informazioni forniscono per la gestione preventiva della crisi.

Cosa sono gli indici della crisi d’impresa

Gli indici della crisi d’impresa sono rapporti costruiti a partire dai dati di bilancio e dai flussi di cassa aziendali, progettati per rilevare squilibri di natura patrimoniale, reddituale o finanziaria prima che questi diventino irreversibili.

Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019) prevede che le imprese si dotino di adeguati assetti organizzativi in grado di individuare tempestivamente questi squilibri, definiti come:

• inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici rispetto alle obbligazioni future;
• deterioramento della struttura patrimoniale;
• ritardi reiterati e significativi nei pagamenti verso creditori.

Il calcolo periodico degli indici — idealmente con cadenza trimestrale — consente di monitorare l’andamento dell’impresa in modo oggettivo e documentato.

Il patrimonio netto: il primo indice da verificare

La prima verifica da effettuare riguarda il patrimonio netto. Si tratta del dato più immediato e diretto: se il patrimonio netto risulta negativo o inferiore al minimo legale previsto per la forma societaria, si configura una situazione di crisi presunta.

Il calcolo è semplice:

• si parte dalla voce A del passivo dello stato patrimoniale (patrimonio netto);
• si sottraggono i crediti verso soci per versamenti ancora dovuti;
• si verifica se il valore residuo è superiore al minimo legale (10.000 euro per le Srl, 50.000 euro per le SpA).

Un patrimonio netto negativo è il segnale più grave e richiede un intervento immediato da parte degli amministratori.

Il DSCR: l’indice centrale per la crisi d’impresa

Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) è l’indice più rilevante tra quelli individuati dal CNDCEC per la prevenzione della crisi. Misura la capacità dell’impresa di coprire i debiti finanziari in scadenza nei sei mesi successivi attraverso i flussi di cassa disponibili.

La formula di calcolo prevede:

• al numeratore: disponibilità liquide iniziali, free cash flow operativo atteso nei sei mesi successivi e linee di credito disponibili;
• al denominatore: debiti finanziari (capitale e interessi), debiti fiscali e contributivi non correnti, debiti con fornitori con scaduto oltre la soglia fisiologica.

Un DSCR inferiore a 1 indica che i flussi di cassa prospettici non sono sufficienti a coprire i debiti in scadenza: l’impresa rischia di non avere la liquidità necessaria per onorare le proprie obbligazioni nei sei mesi successivi.

Il calcolo va effettuato su base prospettica, utilizzando dati previsionali attendibili come il budget di tesoreria. Quando i dati previsionali non sono disponibili o non sono sufficientemente affidabili, si procede con i cinque indici settoriali.

I cinque indici settoriali: formule e cosa misurano

In assenza di un DSCR affidabile, il CNDCEC prevede l’analisi di cinque indici settoriali da valutare congiuntamente. Ciascuno misura un aspetto diverso della salute economico-finanziaria dell’impresa.

Indice di sostenibilità degli oneri finanziari

Rapporto tra oneri finanziari (voce C17 del conto economico) e ricavi delle vendite (voce A1). Misura il peso degli interessi passivi rispetto al fatturato: valori elevati segnalano un indebitamento oneroso rispetto alla capacità di generare ricavi.

Indice di adeguatezza patrimoniale

Rapporto tra patrimonio netto e totale dei debiti (voci D ed E del passivo). Misura quanto i mezzi propri coprono i debiti aziendali: un valore basso indica una struttura finanziaria sbilanciata verso l’indebitamento esterno.

Indice di ritorno liquido dell’attivo

Rapporto tra cash flow (risultato d’esercizio più costi non monetari, meno ricavi non monetari) e totale attivo. Misura la capacità dell’impresa di generare cassa in rapporto agli investimenti effettuati: un valore basso segnala scarsa redditività in termini di liquidità.

Indice di liquidità

Rapporto tra attività a breve termine (voce C dell’attivo esigibili entro l’esercizio e voce D dell’attivo) e passività a breve termine (voce D del passivo esigibili entro l’esercizio e voce E). Misura la capacità dell’impresa di far fronte alle obbligazioni a breve con le risorse disponibili nel breve.

Indice di indebitamento previdenziale e tributario

Rapporto tra debiti verso fisco ed enti previdenziali e totale attivo. Misura il peso dell’esposizione verso l’erario e la previdenza: un valore elevato segnala difficoltà nel rispettare le scadenze fiscali e contributive.

Come utilizzare gli indici nella pratica aziendale

Il calcolo degli indici della crisi d’impresa è utile solo se inserito in un processo strutturato e ripetuto nel tempo.

Le buone pratiche operative da seguire sono:

• calcolare gli indici con cadenza almeno trimestrale, su situazioni contabili infrannuali aggiornate;
• confrontare i valori ottenuti con le soglie settoriali di riferimento elaborate dal CNDCEC;
• documentare i risultati e le analisi svolte, per dimostrare l’adeguatezza degli assetti organizzativi in caso di controllo;
• coinvolgere l’organo di controllo (collegio sindacale o revisore) nella lettura dei risultati;
• attivare tempestivamente le misure correttive o gli strumenti di composizione negoziata se emergono segnali di criticità.

Un sistema di monitoraggio strutturato non solo rispetta gli obblighi di legge, ma consente agli amministratori di intervenire quando la crisi è ancora gestibile, aumentando significativamente le probabilità di salvaguardare la continuità aziendale.

Gli indici della crisi d’impresa non sono semplici formule matematiche, ma strumenti di governo dell’impresa. Calcolati e letti con metodo, permettono di trasformare i dati di bilancio in informazioni utili per decisioni tempestive e documentate.

Integrare il calcolo periodico degli indici nelle routine di controllo di gestione è oggi una best practice imprescindibile per qualsiasi impresa che voglia gestire il rischio di crisi in modo consapevole e preventivo.