Corso di sostenibilità aziendale: tre ore sui tuoi documenti

L’obbligo si è ristretto, le richieste no

Con la direttiva (UE) 2026/470, la «Omnibus I» pubblicata il 26 febbraio 2026, l’obbligo del bilancio di sostenibilità previsto dalla CSRD resta alle imprese che superano insieme 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto. Le PMI quotate sono uscite dal perimetro. Quasi nessuna piccola o media impresa ha più l’obbligo.

Chi ne ha concluso che il tema non la riguarda ha però continuato a ricevere richieste di dati, da tre direzioni:

  • i grandi clienti: chi è ancora obbligato alla CSRD deve descrivere la propria catena del valore, e i dati li chiede ai fornitori;
  • le banche: i rischi ambientali, sociali e di governance entrano nell’istruttoria di credito con le linee guida dell’Autorità bancaria europea (EBA/GL/2025/01), dal 2026 per i grandi istituti e dal 2027 per i più piccoli;
  • i bandi: il principio DNSH, «non arrecare un danno significativo», è condizione del contributo anche nei bandi cofinanziati dal FESR nella politica di coesione 2021-2027.

Tre interlocutori e tre formati diversi, spesso nello stesso mese. Il corso di sostenibilità aziendale che portiamo in sede parte da questo problema pratico, non dalla teoria ESG.

Perché formare le persone, e non solo il titolare

In una PMI il questionario del cliente arriva di solito al commerciale, quello della banca all’amministrazione, il bando all’ufficio tecnico. I dati per rispondere stanno altrove: le bollette in contabilità, il registro dei rifiuti e il MUD in produzione, infortuni e contratti all’ufficio del personale. Ognuno risponde da zero con il foglio che ha davanti, e i numeri consegnati al cliente finiscono per non coincidere con quelli consegnati alla banca.

Un corso di sostenibilità aziendale tenuto in sede serve a mettere queste persone nella stessa stanza, per mezza giornata, con i documenti veri sul tavolo. L’obiettivo è uno solo: un unico set di dati, preparato una volta, che risponde al cliente, alla banca e al bando.

Per questo il corso non è una rassegna di norme. Le norme occupano i primi quaranta minuti; il resto del tempo si lavora.

Il programma del corso di sostenibilità aziendale: tre ore, quattro blocchi

Questo è il formato di riferimento. Il corso si adatta all’impresa: durata, calendario e peso dei singoli blocchi si concordano prima, in base a chi partecipa.

1. Il quadro (40 minuti). La CSRD dopo l’Omnibus: chi è obbligato, chi riceve le richieste e a che titolo. È il blocco più breve, perché serve soltanto a dare a tutti le stesse parole.

2. VSME in pratica (50 minuti). Il 3 luglio 2026 la Commissione ha adottato il regolamento delegato C(2026) 5011, che porta nella normativa europea lo standard volontario per le imprese fino a 1.000 dipendenti. Resta volontario: nessuna PMI è obbligata a redigere un report. Diventa però un tetto: dagli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, il cliente obbligato alla CSRD non può chiedere ai fornitori più dei dati elencati nell’Allegato II. In aula si prende un questionario che l’azienda ha ricevuto davvero e lo si legge riga per riga contro l’Allegato II: che cosa sta dentro il tetto (per esempio energia, emissioni Scope 1 e 2, acqua e rifiuti, personale e infortuni) e che cosa sta fuori e si può declinare (per esempio emissioni Scope 3, piani di transizione, impronta di prodotto). Con due avvertenze: il tetto vale per le richieste legate alla CSRD, e le banche sono soltanto «incoraggiate» a rispettarlo.

Pausa di un quarto d’ora.

3. DNSH sul caso (40 minuti). I sei obiettivi ambientali della tassonomia europea applicati a un investimento dell’azienda, in programma o già avviato: che cosa si dichiara in fase di domanda, che cosa si documenta in rendicontazione, che cosa deve reggere in un controllo successivo. La regola pratica è una: le prove si raccolgono durante l’investimento, non dopo. Le regole di dettaglio cambiano da bando a bando, e in aula si impara a leggerle sull’avviso.

4. Piano d’azione (35 minuti). Sei attività fra cui scegliere, in ordine di priorità:

  1. la base dati su energia, rifiuti, personale e infortuni, costruita con ciò che in azienda esiste già (bollette, MUD, denunce INAIL, libro unico);
  2. il report VSME, nel modulo base o in quello completo: un solo documento per clienti, banche e gare;
  3. il primo inventario delle emissioni Scope 1 e 2;
  4. una risposta tipo ai questionari, con la formula per declinare ciò che supera il tetto;
  5. il fascicolo DNSH, per chi ha un investimento su bando;
  6. le dichiarazioni ambientali dimostrabili: il D.lgs. 30/2026 sui green claims è applicabile dal 27 settembre 2026, e ciò che si scrive sull’ambiente va sostenuto con numeri.

Nessuna di queste attività richiede un bilancio di sostenibilità completo per partire. Quanto all’adattamento: più DNSH se l’azienda ha investimenti su bando, più VSME se la pressione arriva dai clienti, due incontri più brevi al posto di uno se tre ore di fila non sono compatibili con il lavoro.

Cosa portare in aula

Tre cose, che l’azienda ha già:

  • un questionario ESG ricevuto da un cliente o dalla banca;
  • un investimento in programma, o un bando a cui si vuole partecipare;
  • i dati di un anno: bollette, registro dei rifiuti, numeri sul personale.

I documenti restano in azienda. Se qualcosa manca, quel blocco si svolge su un caso tipo preparato per l’aula.

Cosa resta all’azienda

Alla fine delle tre ore ci sono quattro cose scritte:

  • la mappa delle richieste ricevute, domanda per domanda, con l’indicazione di ciò che rientra nel tetto e di ciò che si può declinare;
  • l’elenco dei dati VSME già disponibili e di quelli mancanti, con chi li ha e dove;
  • una prima verifica DNSH su un investimento reale, con i punti critici da sistemare prima della domanda;
  • un piano di attività con un ordine di priorità e un responsabile per ciascuna.

Con un limite che è giusto dichiarare: in tre ore si imposta, non si chiude. Il report VSME e il fascicolo DNSH completi richiedono lavoro successivo.

A chi è rivolto

A chi in azienda riceve le richieste e a chi possiede i dati per rispondere: amministrazione e finanza, commerciale e ufficio gare, produzione, qualità, ambiente e sicurezza, ufficio del personale, chi segue investimenti e bandi. È utile che la direzione sia presente almeno all’ultimo blocco, quando si assegnano priorità e responsabili.

L’aula è piccola per scelta: si devono poter guardare i documenti di tutti.

Domande frequenti

Siamo sotto le soglie della CSRD: ha senso lo stesso?
Sì. Il corso riguarda proprio le imprese che non hanno l’obbligo ma ricevono le richieste di clienti, banche e bandi.

Lo standard VSME è obbligatorio?
No, è volontario. Serve a rispondere una volta sola e a sapere che cosa si può rifiutare.

Serve avere già un bilancio di sostenibilità?
No. Nessuna delle sei attività lo presuppone.

Tre ore bastano?
Bastano per sapere che cosa c’è già, che cosa manca e da dove cominciare. Non per redigere un report.

Chi non si occupa di ambiente che cosa ci fa in aula?
Porta i dati. Una parte consistente delle informazioni richieste riguarda personale, infortuni e contratti, non solo energia e rifiuti.

Come può aiutare BGB

BGB porta il corso in azienda e lo costruisce sui documenti dell’impresa: prima dell’incontro raccoglie il questionario, l’investimento e i dati su cui lavorare, e adatta il peso dei blocchi a chi siede in aula. Dopo il corso, se serve, affianca l’impresa nelle attività scelte: base dati, report VSME, fascicolo DNSH, verifica dei green claims. Sono i servizi della nostra consulenza di sostenibilità aziendale.


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